Filosofia Yoga: sperimentiamo le bhavas

Filosofia Yoga: sperimentiamo le bhavas

Yoga è uno stato di cui possiamo fare esperienza e tutta la pratica è un mezzo per facilitare questa esplorazione individuale. Questo ci aiuta a conoscerci e migliorarci, perché ci avviciniamo alla nostra vera natura.

A differenza di ogni altra attività fisica o mentale, la pratica Yoga coinvolge corpo, mente e spirito, tutte insieme. Quando sono presenti e c’è quindi concentrazione, possiamo percepire delle sensazioni sottili che caratterizzano la nostra esperienza. Gli yogi hanno identificato quattro attitudini o stati esperienziali che ci aiutano a praticare con più consapevolezza e a utilizzare la pratica per raggiungere uno stato di benessere.

Dharma significa dovere, dogma, ma anche ordine naturale e ci ricorda una saggezza primitiva e fondamentale: stare bene, essere in armonia con l’universo che sta dentro e fuori di noi è la nostra prima responsabilità. Se riusciamo a sentirlo come il nostro compito primario e a impostare la nostra vita sulla base di questa missione, ogni nostra esperienza acquisterà più importanza e di conseguenza staremo meglio. Affronteremo tutto ciò che accade come parte del nostro cammino e ci ricorderemo di prenderci cura del nostro benessere psicofisico e di tutto ciò che ci circonda. I valori base sono accettazione, disciplina, fede nell’ordine naturale delle cose.

Come sperimentarlo? Quando ci troviamo in una asana meditativa come la posizione di raccoglimento in piedi, stithprarthanasana, o seduti, sukasana o vajrasana, riportiamo l’attenzione all’interno e ci chiediamo “come sto in questo momento?”. In ogni momento possiamo scegliere di essere in uno stato mentale equilibrato, ci basta volerlo e trovare la calma dentro di noi. Questo non significa che non possiamo sperimentare emozioni di disagio, che fanno parte della vita, ma che possiamo sempre avvertirle come energie che si muovono dentro di noi e quindi passeggere. Ognuno di noi vive il proprio percorso di crescita personale. Riconosciamo le nostre debolezze e troviamo che cosa ci fa tornare in uno stato di equilibrio e armonia. Questo è prendersi cura di sé.

Jnana è la consapevolezza, la conoscenza e la saggezza che derivano dall’attenzione e dallo studio di sé. Non c’è limite al livello di dettaglio con cui possiamo esplorarci e ogni momento è un’occasione per andare sempre più in profondità e scoprire sfumature sempre più sottili. Questo ci aiuta a capire quando e come passiamo da uno stato mentale sereno a uno stato mentale turbato, che è il primo passo per prevenirlo. Portando tutti noi stessi in ciò che stiamo facendo, con presenza e intenzione, evitiamo la ripetizione di gesti e movimenti meccanici. Prima in sala yoga, quando entriamo nelle asana, e poi anche nelle altre situazioni del quotidiano, coltiviamo la calma della presenza e impariamo ad accogliere il corpo, la mente e le emozioni.

Le asana che ci aiutano in questa esperienza sono tutte le posizioni di equilibrio come ekpadasana o talasana, che richiedono una concentrazione intensa e danno stabilità, ma anche gli allungamenti della colonna, le torsioni e le sequenze dinamiche che richiedono il coordinamento dei movimenti e respiro. Importante anche la pratica delle tecniche di pranayama, che affinano l’attenzione e aumentano la nostra capacità di percepire, e gli esercizi tratak per la concentrazione dello sguardo e della mente.

Vairagya è l’obiettività, il distacco, la capacità di lasciare andare. Ne capiamo il vero significato quando usciamo dal punto di vista ristretto dell’ego, che dice “io, me, mio” e impariamo a vedere le cose da un po’ più di distanza. Questo punto di vista superiore richiede umiltà e accettazione di ciò che siamo e di ciò che è, e ci porta ad affrontare tutto con un distacco compassionevole. Riconosciamo che la vita muove continuamente le nostre emozioni e impariamo ad accoglierle come messaggi e opportunità di crescita, senza permettere che sconvolgano la nostra identità. Infine, le lasciamo andare. La pratica yoga ci aiuta a ritrovare uno stato mentale equilibrato, a lasciar sedimentare le emozioni e accettare la situazione in cui ci troviamo per poi decidere in modo consapevole e obiettivo come uscirne. Questo si intende per abbandono.

Possiamo sperimentarlo in tutte quelle asana che coinvolgono i piegamenti in avanti come hastapadasana, balasana o yoga mudra, in cui possiamo ammorbidire la muscolatura e affidare alla forza di gravità il compito di allungare la nostra colonna. Lentamente abbandoniamo le tensioni e scopriamo che le posizioni diventano comode nella misura in cui lasciamo andare le aspettative e la voglia di riuscire. Anche le posizioni di rilassamento passivo come savasana ci permettono di spegnere ogni intenzione volontaria e di osservare come tutto il nostro complesso si stabilizza quando scendiamo nel silenzio dell’immobilità. Un altro elemento utile è la meditazione anitya bhavana, sulla transitorietà del tutto.

Aishwarya è la forza di volontà,  la fiducia in sé stessi, la stabilità interiore che ci rende autosufficienti. La filosofia yoga ci dice che in ognuno di noi risiede un infinito potenziale per superare tutte le situazioni che la vita ci presenta, ma anche che occorre sviluppare determinazione e disciplina per crescere. Asana è un mezzo potentissimo per supportarci nel nostro percorso di crescita individuale e trasformarci in persone migliori. Sfidiamo noi stessi nella pratica, osserviamo i nostri punti deboli e lavoriamo con impegno, amore e rispetto per rinforzarli, un passo per volta. Tutto questo ci dona sicurezza e positività.

Nello specifico, le posizioni di apertura, inarcamento ed estensione della colonna, particolarmente impegnativi per il nostro corpo, come ushtrasana o bhujangasana, ci aiutano a farne esercizio ed esperienza. Come sempre, serve presenza consapevole per non cadere nel tranello dell’ego e non trasformare la sfida fisica in violenza o in fuga. Solo così lo yoga esperienziale porterà i suoi straordinari effetti olistici. Con la pratica diventeremo più forti e resistenti, non solo fisicamente. Sperimenteremo la qualità yogacara, che significa resilienza.

A queste quattro bhavas bisogna aggiungere l’attitudine all’ascolto, alla concentrazione e all’esplorazione dei nostri stati interiori, che è l’elemento imprescindibile per avvicinarsi a questa esperienza. Prendere ogni situazione, comprese le asana, come occasioni per osservare le nostre reazioni e per conoscerci meglio. L’ascolto paziente e aperto, non giudicante e pronto ad accogliere ciò che il nostro complesso corpo-mente-spirito ci trasmetterà (o no) è un approccio alla vita e il primo passo per fare della nostra esperienza una gioiosa ricchezza.

Buona pratica.

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